Forse molti pensano che io sia morto in una catastrofe. Il problema è che sono morto altre volte, e altre volte sono non vissuto...
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Un essere semi-umano, più volte morto e ancora quasi vivo...
Apocalisse III,1: Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle:
Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto.
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Si avvia alla conclusione un anno momorabile per la sua bruttezza.
Il litigio definitivo di stamane con la stirpe dannata lo suggella degnamente.
Sono tornato nello stesso ristorante in cui andammo io e un'altra anima persa 4 anni fa. Stessi sentimenti, stessa fregatura in agguato il giorno dopo.
Ma stavolta è diverso. Quasi quasi penso che avrei dovuto andare a Medjugorie, magari qualcosa cambiava! Forse avrei rivisto un'altra donna che tanto mi ha tormentato con la sua irraggiungibilità.
Ma ecco i propositi per l'anno nuovo:
1) ricordarsi che la stirpe dannata è più morta di me
2) detestare ogni essere di sesso femminile o quasi
3) non credere più, soprattutto se la parola esce da bocca femminile.
Reduce da una malattia che mi è sembrata lunga quanto la fame o la sete, eccomi qui finalmente uscito e rientrato.
Ma temo di essere uscito dal tempo in più sensi. Non mi ritrovo più in quest'epoca.
Dicono che è il normale pedaggio, ma non immaginavo fosse così alto.
Riesumato il post.
Non importa, lascio tutto così.
E poi c'è poco da aggiungere o modificare. La morte si spiega da sè.
Deceduto il mio precedente post. Potrei parlare di tante cose, della veterinaria che prova astio verso di me o della stirpe dannata che non mi telefona. Ma oggi c'è un solo argomento portante: la morte della mia collega di scrivania. Un ictus a pochi passi dal Partenone. Nonostante milel contrasti le ero affezionato e le avevo appena rivelato cosa ero.
Passano i giorni festivi tra riscoperte e perdite.
Non immaginavo che dalla stirpe dannata non mi sarebbe giunta neanche una telefonata.
Non immaginavo di dover ancora andare per avvocati.
Non immaginavo che la veterinaria provasse tanto astio per me.
MA sopratttutto non immaginavo di veder tornare due persone dal recente passato e di relegare per sempre nel passato la compagna di scrivania alla Wolfram&Hart. Ci si voleva bene nonostante tutto, le avevo appena rivelato la mia essenza.
Stamane un ictus l'ha fulminata a pochi passi dalla piazza principale di Atene, sotto l'hotel del Partenone.
Ho scritto poco in questi tempi. Ma come scrivere di una femmina che mi ha messo in condizione di dover rimediare alle sue stronzate ma questo rimedio non si trova?
E cosa potrei dire di più bello, se non del turbinio che mi assale ogni volta che una donna... di meno, una femmina.... viene a turbare la mia inquieta subsitenza?
Non esiste dannazione peggiore che perderci la testa. Non esiste rimedio se non chirurgico.
E quando una femmina ha il suo obbiettivo, niente la ferma. IL problema è che quell'obbiettivo potresti essere tu.
Potrebbe volerti cambiare o semplicemente non volerti perché non sei quello che sperava.